IL MURO di monroe
L’essere vivente ha bisogno di credere in qualcosa
così come ha bisogno di fare e conoscere la sua cacca
e ineluttabilmente nel farlo si sporca, più che una debolezza sembrerebbe un
difetto di fabbricazione.
E’ quasi certo che l’essere vivente gradirebbe più filosofia e molta meno
finanza.
E allora? e allora un par de kazzi (Monroe, Ott. 2008).
Io non sono un telemane o un
consumatore senza scrupoli.
Io non sono un prodotto più o meno becero della televisione o di ipertrofici
supermercati gialli e arancioni. Io ci vivo proprio infilato dentro,
alla televisione e al supermercato. Ne sono cuore budella e infine caccola e
deiezione.
Scossissimo sto but I'm still thankful for my comfy
Punto
(Monroe, Magg.
2010).
Dove comincia lo stabilimento
balneare qui finiscono le ultime stille della nostra umanità
(Monroe, Fregene
Lugl.
2010).
La villeggiatura
presso una qualsivoglia località balneare abbrutisce l'Homo sino ad un
estremo
da cui difficilmente vi è poi ritorno
(Monroe, Principina
Ago.
2010).
Al mattino si affievoliscono assai le differenze tra l'Homo e la bombola del gas (Monroe, Roma Set. 2010)
L'Homo è andato sulla Luna e ha
violato le più impervie vette della Terra,
ha svelato i segreti delle particelle subatomiche e della chimica dei
compartimenti subcellulari
però una confezione di stracchino che non mi faccia imbestialire non l'ha
inventata ancora (Monroe, Roma 05/10/10).
Nei momenti difficili mi
immagino che si avvicini silenziosamente e mi metta una mano sulla spalla
sussurrandomi parole tranquillizzanti Nonno Nanni in persona,
"hey kiddo"
(Monroe, Roma 05/10/10).
La differenza fondamentale, secondo alcuni almeno, tra
cervello e budella è che dal primo la cacca non ce la fa proprio ad uscire,
nemmeno se spingi. (Monroe, Roma 06/05/11).
Un'ara, una tartaruga, un elefante, un gorilla, un
uomo dopo venti anni, o più, che fanno la stessa cosa
si romperanno ragionevolmente, maestosamente e ampiamente il cazzo. (Monroe, Roma
28/09/11).
Nel nome la SJCA non è mai esistita se non come retrogusto di un'ossessione.
(monroe, Settembre 2011)
Omaggio a
Romero.
E’ inutile negarlo ma oramai la massima espressione di partecipazione al
sociale e alla stessa società per una famiglia, come per un qualsiasi
individuo, è recarsi presso il supermercato ove con trepidazione ma con
assoluto rispetto misto a reverenza si traversano spesso silenziosamente i
reparti con la consapevolezza di esserne parte integrante con quella
sfrontata sicumera di poter consumare la maggior parte dei prodotti esposti.
Con i quali ci rapportiamo con quella stessa immensa gioia celeste e
serafina che prelude al loro consumo. In questo atto noi tutti ritroviamo e
reiteriamo la stessa gioia e soddisfazione che proviamo quando sulla tazza
del cesso, leggendo un giornale, compilando un sudoku, terminando un
romanzo, o immersi nella densa materia riportata da Tuttospino, svuotiamo la
nostra viscera strofinando e rovistando il nostro buco di culo lasciando
finalmente libere le nostre montagne marroni fumanti non certo le uniche
deiezioni nostre prigioniere ma le più preziose. Finalmente atomizzatori di
un prodotto e responsabili della sua finale distruzione, finalmente
dissolutori e inalatori di una gioia solforosa e pungente che anticipa la
nostra stessa fine e il nostro stesso inizio nelle maestose corsie del
supermercato che amo immaginare buie e solenni come le ali di una cattedrale
da attraversare in silenzio a passi intensi e misurati possibilmente senza
scoreggiare. E se dobbiamo annichilirci e pensare alle nostre budella allora
non possiamo non immaginarci finalmente mangiati dagli zombies finalmente
beati poichè resi finalmente prodotto dal nostro stesso essere platealmente
divorati tra le corsie di un piccolo o grande supermercato sul bordo di una
qualsiasi città o quartiere. Non certo speciale e raffinata pietanza di un
sofisticato e fiorentino Lecter ma genialmente e dozzinalmente fast food
distrutto e mangiato da un’orda fumante di popolo. Ma gli zombies cacano? (Monroe,
November 2011).